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Salvo.. forse.

“E’ una cosa strana quando ti accade di vedere il posto dove saresti salvo, sei sempre lì che lo guardi da fuori. Non ci sei mai stato dentro. E’ il tuo posto, ma tu non ci sei mai”.

Alessandro Baricco.

… e allora -forse- capisci che il posto salvo, non è quello giusto …

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Cosa vuoi dirmi?

“Ma il guaio è che voi, caro mio, non saprete mai come si traduca in me quello che voi mi dite. Non avete parlato turco, no. Abbiamo usato, io e voi, la stessa lingua, le stesse parole. Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro nel dirmele; e io, nell’accoglierle, inevitabilmente , le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci; non ci siamo intesi affatto”.

Luigi Pirandello

Durante l’osservazione di un colloquio (più di uno in realtà, ma questo in particolare, si presentò come spunto di riflessione piuttosto approfondita), osservai una coppia intenta ad aggredirsi in maniera anche piuttosto forte perché entrambi sostenevano di non riuscire a comunicare

“Tu sei aggressivo con le parole”.. “E tu con i fatti, strega!”..

Sembrava impossibile giungere a un accordo verbale e i due continuavano a usare lo spazio altro che veniva loro offerto, per dirsi le peggiori cose senza però di fatto analizzare come, continuavano a dirsi quel qualcosa.

Sembrava che i due stessero utilizzando due lingue, completamente diverse, accomunate soltanto dall’insulto..

Ad un certo punto “l’illuminazione” di uno dei due, fu che “è inutile prestare attenzione alle parole, tanto sono senza senso e vuote.. Le parole sono parole e là restano se uno non fa i fatti.. mille parole restano nell’aria e basta”.

Le parole recano con sé un compito assai arduo.. fanno in effetti una fatica immensa nel riuscire ad affermarsi.. Spesso lottano per avere una vita propria; una vita che di fatto non gli spetta. Le parole significano qualcosa e rimandano.. rimandano ai vissuti, al dolore, alla gioia, allo sgomento, alla storia..

Rimandano al proprio mondo interno.

Diventano – le parole- significanti di un significato non sempre chiaro e lineare (quasi mai direi); un significato che essendo sempre altro, apre ad una difficoltà non indifferente

cosa vuoi tu – ora- da me?

C’è poi il lavoro con le parole.. un lavoro difficile che rischia di rendere le parole stesse senza anima.. vuote.. sterili e fredde, ma: sono davvero le parole ad essere così o chi le usa?

Il quesito mi arrivò bruscamente sul volto, in maniera spiazzante e senza nemmeno chiedere il permesso (come le parole stesse, fanno), lasciandomi il viso bagnato, infreddolito e perplesso dopo l’improvvisa onda emotiva cui la coppia, ci aveva esposto.

Il brano (come gli altri del disco) è legato a una posizione specifica dell’isola di Ouessant, dove l’autore vive.Tiersen spiega, “Ouessant è più di una semplice casa – è una parte di me. L’idea era di fare una mappa dell’isola e, per riflesso, una mappa di quello che sono io. (..)..

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.